Svastiche e virgolette – piccola storia valdese

Questa è una storia piccola, che parla di una minoranza, e io, come parte di quella minoranza, la racconto senza pretese di imparzialità. Una storia piccola e minoritaria che, per il luogo in cui è accaduta e l’innegabile risonanza che le hanno dato i social media, ha avuto e sta avendo ancora una certa esposizione, arrivando a persone che, altrimenti, non saprebbero nemmeno di cosa sto parlando.

La scorsa settimana il tempio valdese di Roma in Piazza Cavour, “colpevole” di aver esposto sulla facciata la bandiera arcobaleno, simbolo di vicinanza alle persone Lgbtq e alle loro battaglie, è stato imbrattato con scritte omofobe, simboli nazifascisti e un bel po’ di vernice nera tirata a casaccio. Il fatto che il tempio fosse stato appena restaurato è il minore dei problemi, ma capisco che sia effettivamente un’ulteriore seccatura.

Per proseguire questa storia ed evitare fraintendimenti, chiamerò “protestanti“, perché lo sono, le persone appartenenti alle chiese valdesi e metodiste, sapendo che altre chiese si definiscono tali, ma non fanno parte di questa storia; chiamerò “fascisti” le persone che hanno compiuto questo gesto, per non escludere nessuna delle loro “idee” con le quali portano avanti questa improbabile crociata; chiamerò “cattolici” tutti e tutte coloro che lo stato italiano riconosce come tali, quindi coloro che hanno ricevuto il battesimo in chiesa cattolica, dunque la grande maggioranza dei cittadini italiani. Farò molte generalizzazioni, e me ne scuso in partenza.

Poiché la maggioranza degli italiani è cattolica, è decisamente probabile che lo fossero anche quei fascisti. Ovviamente, e grazie a Dio, la maggioranza dei cattolici non è fascista, ma potrei affermare il contrario senza andare lontano dalla verità, e cioè che la quasi totalità dei fascisti si dice, e quindi è, cattolica.

Una cosa che i cattolici spesso non sanno è che per i protestanti la chiesa, intesa come luogo fisico, non è un luogo sacro, e quindi della “profanazione” che i fascisti hanno, nelle loro intenzioni, compiuto ai danni del tempio, se ne fregano -sempre per usare un linguaggio familiare ai fascisti. Soffrono, sì, ma per la triste condizione in cui questi fascisti si trovano, tale che un pezzo di stoffa colorata li turba al punto da farli organizzare e compiere atti vandalici con il favore delle tenebre. Un’altra cosa che i cattolici di solito non immaginano, è che le chiese protestanti non sono scollegate una dall’altra, e anzi, in virtù del loro ordinamento sinodale, operano avendo concordato insieme la loro azione e la loro predicazione. Ne deriva che:

-la bandiera arcobaleno esposta non è una bizzarra decisione dei valdesi della chiesa di piazza Cavour a Roma, ma una scelta conforme a ciò che altre chiese protestanti sul territorio italiano stanno facendo, il simbolo di una riflessione avviata da almeno vent’anni, anche piuttosto travagliata e noiosa, che evito di raccontare.

-l’insudiciamento vigliacco e incivile di una delle chiese protestanti più grandi d’Italia non riguarda solo quella chiesa, ma tutte le chiese sorelle; quantomeno, quindi, tutte le chiese valdesi e metodiste italiane si sono sentite coinvolte esattamente come se la colata di vernice fosse caduta sulle loro facciate, magari piccole, periferiche, bruttarelle -magari anche no.

Per i protestanti è indifferente che l’attacco dei fascisti sia avvenuto in Piazza Cavour a Roma: avrebbero sofferto ugualmente se fosse successo a Felonica Po (vi giuro che esiste), e avrebbero dato, come hanno fatto, risonanza all’evento attraverso i social network. Siccome però questa storia non è accaduta a Felonica Po ma a Roma, nell’ambito della Settimana Arcobaleno organizzata dal Comune, ha avuto una risonanza molto più grande che se fosse accaduta altrove.

Da un lato, bene, perché quantomeno si è diffusa la notizia che i fascisti sono stupidi, vigliacchi e incivili, cosa che non bisognerebbe mai stancarsi di ribadire. Bene anche per la veglia di preghiera contro l’omofobia che molte chiese protestanti in Italia organizzano il 17 maggio: l’evento, avvenuto nella notte tra il 14 e il 15, certamente ha fatto da traino. Bene perché una delle chiese valdesi di Roma, e quindi la chiesa protestante tutta, ha avuto molte manifestazioni di solidarietà, e anche quel pizzico di visibilità che probabilmente vorrebbe.

Dall’altro lato, male, perché ovviamente tutto questo polverone ha dato il via a una serie di inesattezze e fraintendimenti che mi hanno dato il mal di stomaco -e infatti volevo evitare di parlarne, solo che con quello di oggi non ce l’ho fatta più e sono sbottata.

Avevo detto che la quasi totalità dei fascisti è cattolica, e questo è vero. Qualcuno di loro, purtroppo, è valdese. In un articolo penoso hanno osato sostenere che il tempio di Piazza Cavour è stato sfregiato due volte, la prima delle quali con la bandiera arcobaleno, che è un simbolo politico. Bisognerebbe spiegare questi fascisti valdesi che la chiesa cristiana, tutta, ha sempre fatto politica, per il semplice fatto che la politica fa intrinsecamente parte dell’azione umana. L’ha fatta quando ha rifiutato il culto dell’imperatore. L’ha fatta quando si è opposta al commercio degli schiavi. L’ha fatta, e la fa ancora, in modi che io personalmente non sempre approvo, ma non posso impedire. Semmai posso scegliere a quale chiesa appartenere anche in base alle scelte politiche che fa -politiche, ho detto, non di partito: ci fosse stata la bandiera di un partito, su quella facciata, non l’avrei approvata affatto. Ma quella non è la bandiera di un partito, bensì la bandiera di una battaglia umana, assolutamente nonviolenta, di persone che lottano per essere, semplicemente, riconosciute. Siccome la mia personale idea del cristianesimo è compatibile con questa scelta, essa diventa anche una scelta politica. Mia, della chiesa di piazza Cavour, di qualunque altra chiesa protestante -e un giorno, speriamo, cattolica.

La risonanza che l’evento ha avuto, come dicevo, ha portato immediatamente la chiesa valdese tutta sotto i riflettori. I quali, si sa, sono un po’ accecanti, e possono causare qualche distorsione della vista. L’articolo che mi è capitato sott’occhio stamattina viene, attraverso il blog “La ventisettesima ora”, nientepopodimeno che dal Corriere della Sera. L’autrice del pezzo, Claudia Voltattorni, intervista Alessandra Brussato, lesbica e cristiana, come dice il titolo -un titolo a effetto, fatto apposta per generare curiosità, sorpresa, sgomento, ribrezzo, vedete voi. L’idea di partenza era carina, l’intervista è passabile, mi sta bene pure che si faccia confusione semantica tra religione e fede (altro vizio cattolico, non me ne volete), ma ecco che mi imbatto in qualcosa di subdolo e fastidioso. Alessandra frequenta la chiesa valdese di piazza Cavour a Roma, ci informa l’articolo-intervista. La frase che mi ha fatto venire il mal di stomaco è la seguente:

Perciò proprio un anno fa, il 26 maggio [la chiesa valdese, ndr] nel tempio di piazza Cavour a Roma, ha “benedetto” la sua unione con Manuela.

Le parole sono importanti, urlava tanti anni fa Nanni Moretti, e io gli do ragione, aggiungendo che, quando le parole sono scritte, è importante anche la punteggiatura. Sicuramente, quando Alessandra Brussato parlava con la giornalista, non ha pronunciato le virgolette. Per quale motivo, invece, Claudia Voltattorni ha ritenuto di doverle mettere?

La risposta è facile e amara. Le virgolette si usano per indicare che un certo termine è usato in maniera impropria, più semplice per il lettore da comprendere, ma non esatto: la benedizione sembra una cosa troppo grossa per poterla dare “per davvero” a una coppia di donne o di uomini, anche quando stanno insieme da una vita. E quindi ecco le virgolette a sdrammatizzare, ad alleggerire, a ricordare al lettore che i protestanti benedicono, evidentemente, per scherzo, o che comunque la loro benedizione non ha effetti reali, che è solo un contentino dato alle coppie che vogliono fare il matrimonio spettacolare a tutti i costi, una scenetta, una finzione.

E invece no: che piaccia o non piaccia ai cattolici, ai fascisti cattolici e ai fascisti valdesi, l’unione delle chiese valdesi e metodiste in Italia consente la benedizione delle coppie omosessuali già dal 2011. La consente con mille riserve, previa mega-discussione, caso per caso, in ciascuna comunità (perché l’omofobia è ovunque, pure dove ci si fa grande vanto di averla estirpata del tutto, ahimé), ma è una benedizione in tutto e per tutto, identica a quella che spetta alle coppie eterosessuali. Non è un matrimonio, no: quello sarebbe stato un termine improprio, da mettere tra virgolette. La benedizione invece è vera, irrevocabile e senza virgolette. Chi non ha fede, chi ha una fede diversa, chi non conosce il mondo piccolo complesso delle chiese protestanti italiane, non è obbligato a crederci: è tenuto, tuttavia, ad averne rispetto.

Sì, ve l’avevo detto, questa è una storia piccola e ve ne do un punto di vista personale. E non è per campanilismo che sono, tutto sommato, contenta di vedere che si parla della chiesa valdese su quotidiani di diffusione nazionale, ma semplicemente perché è solo un esempio di come si possa (e secondo me si debba!) conciliare la fede cristiana con posizioni (che sono anche politiche) di accoglienza dell’essere umano per ciò che è, senza che debba nascondersi o soccombere. We shall overcome, someday.